Un Mondiale senza re

Sebastian Vettel e Fernando Alonso

Non succedeva dal 1983, ai tempi di Nelson Piquet, John Watson, Alain Prost, Patrick Tambay e Keke Rosberg. Cinque vincitori diversi nelle prime cinque gare della stagione. Quest’anno sul gradino più lato del podio sono saliti, nell’ordine, Jenson Button, Fernando Alonso, Nico Rosberg, Sebastian Vettel e Pastor Maldonado. Il Mondiale non riesce a trovare il suo leader. Ne beneficia lo spettacolo in pista e l’appeal della Formula 1 sul pubblico, dopo anni di noia mortale.

Alcune scuderie hanno migliorato molto le loro prestazioni rispetto allo scorso anno. Oltre ai top team (Red Bull, Ferrari e McLaren), pure la Mercedes e la Lotus vogliono recitare un ruolo da protagonista in questo campionato, così come Williams e Sauber. Le performance sono piuttosto vicine, grazie anche al ruolo determinante delle gomme Pirelli che condizionano le strategie in gara e le classifiche finali. Il Mondiale si annuncia più avvincente che mai. Se poi a cambiare le carte in tavola ci si mette pure la pioggia, attesa nel weekend a Montecarlo, allora domenica sul gradino più alto del podio potrebbe salire il sesto pilota diverso in sei gare.

La McLaren sembra la monoposto più veloce ed equilibrata del lotto. Alcune esitazioni durante i pit stop in corsa hanno però condizionato l’inizio di stagione di Jenson Button e Lewis Hamilton. La scuderia di Woking ha sicuramente raccolto meno rispetto a quanto seminato. La Red Bull poi non è la stessa dell’anno scorso. Anzi, dopo la parentesi da extraterrestre è tornata a lottare con i comuni mortali, faticando più del dovuto in diverse occasioni e mostrandosi in affanno. I tori ancora stentano a capire il comportamento della RB8. La Ferrari si è ben difesa in questa prima parte di stagione, consapevole di avere un mezzo inferiore alla concorrenza. Fernando Alonso ci ha messo molto del suo per portare in alto i colori della Rossa. Adesso però la scuderia di Maranello sta rialzando la testa grazie alle nuove soluzioni tecniche introdotte sulla F2012. Accorgimenti che si sono rivelati azzeccati, come la configurazione degli scarichi.

La Mercedes non è riuscita a colmare definitivamente il gap delle proprie prestazioni tra qualifiche e gara. Il degrado delle gomme durante la corsa è meno evidente rispetto al 2011 ma permane. A Stoccarda stanno lavorando per azzerarlo. L’impressione è che la meta sia vicina. La Sauber ha sbalordito tutti fin dai test invernali, attirando gli occhi del paddock per alcune soluzioni aerodinamiche innovative. La vettura sembra ben bilanciata, grazie anche alle indicazioni di due piloti emergenti come Sergio Perez e Kamui Kobayashi.

La Lotus e la Williams sono le scuderie che hanno portato maggiori sviluppi a Barcellona, in occasione dell’ultimo GP spagnolo. Il team di Frank Williams è andato al di là delle proprie aspettative, riuscendo a conquistare una vittoria dopo quasi otto anni di astinenza. Non assaporava il gusto del successo dal GP del Brasile 2004 con Juan Pablo Montoya. La Lotus invece è la monoposto che a prima vista sembra avere delle linee piuttosto essenziali, senza nessun elemento che attragga particolari attenzioni. Il potenziale è tutto sotto la livrea, a partire dalla trazione. Un punto di forza che sulle stradine del Principato potrebbe risultare determinante per la vittoria finale. Non a caso i due piloti del team di Enstone, Kimi Raikkonen e Romain Grosjean, restano i favoriti per il successo di domenica.

L’imprevedibilità di questi primi cinque GP ha prodotto una situazione anomala, in cui è difficile capire chi sarà il vero dominatore in questa stagione. Il livellamento delle prestazioni, i miglioramenti delle monoposto gara dopo gara, il meteo, le strategie al muretto e anche gli errori durante i pit stop alimentano lo stato di incertezza. Magari lo spettatore avrà le idee un po’ confuse assistendo a questa alternanza di vincitori, ma di sicuro ognuno dirà la sua. Adesso ogni previsione potrebbe essere quella giusta. Nel 1983 vinse il titolo chi conquistò il successo alla prima gara, Nelson Piquet. Vedremo se quest’anno la profezia si ripeterà.

Vincenzo Bonanno

fonte: www.422race.com

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Vettel ritorna al successo in Bahrain

Il campione del mondo in carica Vettel

SAKHIR – Era a digiuno da cinque gare: un’enormità per uno come lui. Sebastian Vettel torna sul gradino più alto del podio, mostrando lo smalto dei tempi migliori dopo un avvio di stagione sottotono. Il due volte campione del mondo è il quarto vincitore in quattro GP, a conferma dell’equilibrio tra le forze in campo quest’anno. Nella gara che sarà ricordata soprattutto per le polemiche relative all’opportunità di correre in un Paese in cui le forze governative reprimono duramente le proteste delle opposizioni, si rivede la Red Bull, di nuovo vincente grazie alle modifiche al retrotreno (scarichi e fondo piatto). Niente rivoluzioni, solo piccoli accorgimenti frutto della matita di Newey che hanno però permesso alla scuderia di Milton Keynes di tornare al successo.

Un colpo di reni che invece non riesce alla Ferrari, sempre alle prese con problemi di carico aerodinamico, velocità di punta e trazione. Il settimo posto di Fernando Alonso e il nono di Felipe Massa non sono un bottino all’altezza di un team che punta alla conquista del campionato. L’attesa adesso è finita: dalla Spagna in poi bisogna invertire la rotta, introducendo cambiamenti strutturali che permettano di ritrovare quella competitività che tutti si aspettano. L’assenza di un dominatore in quest’inizio di stagione è un manna dal cielo per le speranze di Maranello. Alonso infatti in classifica resta sempre nelle posizioni di vertice. L’asturiano accusa un ritardo di soli 10 punti dal leader Vettel, ma urge una svolta.

A parte l’ottima partenza, per il Cavallino l’unica consolazione in questa grigia domenica mediorientale arriva dalle McLaren, con Button ritirato e Hamilton ottavo. Il team di Woking è stato autore di una gara ben al di sotto delle aspettative. L’eccessivo degrado delle gomme e le incertezze ai box hanno compromesso la gara dei due inglesi.

La sorpresa della giornata è la Lotus Renault. Alle spalle del vincitore, infatti, da segnalare la prestazione maiuscola di Kimi Raikkonen e Romain Grosjean: due piloti fuori dal circus nelle ultime due stagioni. Il duo della scuderia di Enstone ha stupito e meritatamente conquistato il podio mettendo in fila Webber, Rosberg, Di Resta, Alonso, Hamilton, Massa e Schumacher. Il finlandese e lo svizzero con passaporto francese hanno impresso un ritmo molto alto alla gara, facendo registrare tempi constantemente più veloci della concorrenza. Sono stati gli unici a impensierire il tedeschino di Heppenheim. Se fossero partiti nelle prime file, forse avrebbero potuto pure strappargli la vittoria.

Non pervenute le Mercedes. Dopo il successo cinese, la Casa della stella a tre punte si presentava in Bahrain come la monoposto da battere. Il flop delle qualifiche, con Schumacher fuori in Q1, aveva però ridimensionato le attese per la gara, tutte sulle spalle del fresco vincitore di Shanghai. E invece Rosberg (quinto al traguardo) si è fatto notare solo per le manovre al limite nel difendere la posizione dagli attacchi di Hamilton e Alonso. Da uno come lui ci si aspetta ben altro.

Vincenzo Bonanno

 

La McLaren vola, la Ferrari arranca

I due piloti McLaren: Lewis Hamilton e Jenson Button

I due piloti McLaren: Lewis Hamilton e Jenson Button

MELBOURNE – Negli ultimi dieci anni chi ha vinto a Melbourne per sette volte ha conquistato il titolo a fine campionato. Sarà pure una statistica, ma per gli amanti della cabala (che non sono pochi) è un dato da tenere in considerazione.

Jenson Button vince in Australia, dopo aver bruciato alla partenza il compagno di squadra Lewis Hamilton, scattato dalla pole. La McLaren evidenzia quanto di buono mostrato durante i test invernali. La monoposto di Woking non è solo bella da vedere, grazie a una linea senza scalini sul muso, ma anche veloce.

A rovinare la festa a Martin Whitmarsh ci ha pensato il campione del mondo in carica, Sebastian Vettel. Il tedeschino di Heppenheim capisce che la musica è cambiata, ma riesce comunque a impensierire il duo McLaren, inserendosi fra i due piloti inglesi ed evitando la doppietta. I marziani di Milton Keynes però sono tornati sulla terra.

La Ferrari è ben lontana da dove dovrebbe e vorrebbe essere. Solo la tenacia di Fernando Alonso salva l’onore. A Maranello la strada è tutta in salita. Difficile con questa macchina tenere il passo dei primi. Servono modifiche importanti.

Rimandata la Mercedes, ma il potenziale c’è. Kimi Raikkonen festeggia il ritorno in Formula 1 al volante della Lotus entrando in zona punti, dopo essere partito dal fondo dello schieramento, in 18° posizione. Ottimi piazzamenti anche per Sergio Perez (Sauber) e Daniel Ricciardo (Toro Rosso), che conquistano il miglior risultato della loro giovane carriera.

La cronaca

In partenza Button soffia la prima posizione al poleman Hamilton. Terzo Schumacher. Rosberg trova un corridoio e passa dal settimo al quarto posto. Ottimo anche lo scatto delle due Ferrari: Alonso guadagna quattro posizioni, Massa sei. Nelle retrovie contatto Senna-Ricciardo. Non ci sono le due HRT, che non hanno superato la soglia del 107% in qualifica.

Al secondo passaggio, Vettel incalza Rosberg e lo sorpassa. Hulkenberg è subito out. Nello stesso giro Maldonado attacca Grosjean, scivolato indietro dopo la partenza dalla seconda fila. I due si toccano: ha la peggio il pilota della Lotus, costretto al ritiro per la rottura della sospensione anteriore destra.

Le due McLaren fanno il vuoto. Vettel, quarto, è in scia a Schumacher. Il campione del mondo in carica inciampa però in un errore, con un’escursione sull’erba senza conseguenze. Buon ritmo delle Ferrari, con Alonso sesto e Massa ottavo. Il brasiliano però subisce il sorpasso di Maldonado. Dopo qualche passaggio, tempi alti per la seconda guida della rossa, che accusa problemi con le gomme posteriori.

Webber è settimo. Mercedes in difficoltà: Schumacher compie un dritto e danneggia la monoposto.  costretto al ritiro.

Webber è settimo. Mercedes in difficoltà: Schumacher compie un dritto e danneggia la monoposto. È costretto al ritiro. Al 12° giro Massa ai box per il cambio gomme. Seguito, la tornata successiva, da Rosberg. Raikkonen intanto, partito dalle retrovie, risale fino all’ottava posizione. Cambia pneumatici anche Alonso, che monta le medie. Torna in pista al nono posto. Massa invece è 15°. Pit stop pure Webber: per l’australiano stessa tattica dello spagnolo della Ferrari.

Vettel, terzo con pista libera, è indiavolato e guadagna sulla coppia della McLaren, al comando della gara. Al 17° giro rientrano Button e Vettel per il cambio gomme. Entrambi montano le medie. Solo Hamilton invece resta sulle morbide. All’uscita dalla pit lane, l’inglese della McLaren si piazza dietro Raikkonen e Perez, che ancora non si sono fermati. Al 20° giro, sosta per il finlandese della Lotus, risalito fino alla seconda posizione. Il messicano della Sauber, alle spalle del leader Button, rallenta Hamilton. Vettel ne approfitta e si avvicina all’inglese della scuderia di Woking. Dietro arriva Alonso.

Dopo la prima tornata di pit stop, al comando della gara c’è Button, seguito da Hamilton, Vettel, Alonso, Rosberg, Webber, Maldonando e Raikkonen. Nono Kobayashi, decimo Massa, di nuovo in crisi con le coperture morbide. Il brasiliano rientra ai box al 29° giro. In difficoltà anche Rosberg, tallonato da Webber. Ne approfitta Maldonado, che si avvicina. I tre sono in bagarre. Button lamenta delle vibrazioni, ma continua a marcare ottimi tempi. Buon ritmo pure per Alonso. Al 31° giro dritto di Vergne. Webber attacca Rosberg, che decide di andare subito ai box.

Hamilton accusa un ritardo di dieci secondi nei confronti di Button. Seconda sosta di Alonso al 35° passaggio. Lo spagnolo, ancora con le medie, torna in pista all’ottavo posto. Button e Hamilton si fermano uno dietro l’altro nel giro successivo. Vettel passa al comando. Al 37° giro Petrov ha un problema e parcheggia la sua Caterham sul rettilineo principale: entra la safety car. E tutti ne approfittano per entrare ai box e cambiare gomme. Per il russo, che ha preso il posto di Jarno Trulli, guasto al servosterzo. Si ritira anche l’altra monoposto di Tony Fernandes, guidata da Kovalainen.

La gara riprende al 42° passaggio: restano sedici giri da compiere. Ripartenza regolare: Button, Vettel, Hamilton, Webber, Alonso, Maldonado, Perez, Rosberg, Kobayashi, Raikkonen. Massa è 13°. Il brasiliano è attaccato da Ricciardo. Di Resta è 11°, Vergne 12°. Il leader della gara, a gomme fredde ma con pista libera davanti, impone un ritmo indiavolato. Gli altri hanno difficoltà a tenere il passo. Fatica un po’ anche Alonso. Button scappa via e Hamilton tallona Vettel. Contatto tra Massa e Senna al 47° giro: i due rientrano ai box e il brasiliano è costretto al ritiro per danni alla sospensione.

Anche Maldonado incalza Alonso. Intanto le due Toro Rosso di Ricciardo e Vergne sorpassano Di Resta e salgono rispettivamente all’11° e 12° posto. A quattro giri dalla fine, Vettel si allontana da Hamilton, tallonato da Webber. Button gestisce la leadership. All’ultimo giro Maldonado, vicinissimo ad Alonso, tocca l’erba e picchia contro il muro. Fasi concitate, problemi pure per Rosberg. Intanto sventola la bandiera a scacchi. Ecco la classifica finale: Button, Vettel, Hamilton, Webber, Alonso, Kobayashi, Raikkonen, Perez, Ricciardo e Di Resta.

Vincenzo Bonanno

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Ceccon, quando il talento fa miracoli

Kevin Ceccon (google)

Tre anni fa correva ancora con i kart, quest’anno ha vinto il campionato di Auto GP ed ha esordito in GP2 al posto dell’infortunato Davide Rigon. Nei test di Abu Dhabi riservati ai rookie, il bergamasco Kevin Ceccon è sceso in pista al volante della Toro Rosso.

Kevin, quali sono state le tue sensazioni al volante di una monoposto di Formula 1?
“La prima cosa che senti è la morbidezza del volante, la seconda è la velocità in curva, davvero notevole”.

Com’è stato il primo giro?
“Molto bello, ma ancora più emozionante è stato il momento in cui mi sono calato all’interno dell’abitacolo della monoposto”.

A 18 anni, 1 mese e 11 giorni hai già battuto Sebastian Vettel, salito per la prima volta su una vettura (la Williams) a 18 anni, 2 mesi e 20 giorni. Hai messo nel mirino il neo bicampione del mondo?
“Non guardo alla carriera degli altri, solo alla mia. Certo, non posso nascondere che è stata una bella soddisfazione quando l’ho saputo, ma non rincorro questi primati. Non mi sono mai posto il problema”.

Hai chiuso i test all’ottavo posto, portando a termine il programma di lavoro e staccando di quasi un secondo il tuo compagno di box Stefano Coletti. Sei soddisfatto del tuo esordio?
“Sono molto soddisfatto, anche se avrei potuto fare meglio se avessi avuto il materiale adatto. Con la squadra però abbiamo deciso di non andare a cercare il giro veloce. Ci siamo concentrati sullo sviluppo di alcune componenti in vista della prossima gara in Brasile e anche in ottica 2012. È questo il lavoro che serviva alla Toro Rosso”.

Non hai il rammarico di non aver montato le gomme supersoft per sfruttare al massimo le potenzialità della STR6?
“Non ho nessun rammarico. In Formula 1 non conta solo la velocità pura ma anche quello che pensano di te. Io credo di aver fatto un ottimo lavoro”.

Qual è la cosa che ti ha colpito di più in questa F1?
“La professionalità, il modo in cui viene gestita la giornata di lavoro. È difficile e non certo così scontato”.

In tre anni sei passato dai kart alla F1, senza nemmeno avere la patente di guida. Non pensi di aver bruciato le tappe?
“Se avessi bruciato le tappe mi sarei già bruciato. Ho sfruttato le occasioni che la vita mi ha offerto”.

Quanto è stato importante vincere il campionato di Auto GP per il debutto in F1?
“È stato molto importante perché mi ha dato notorietà e sicurezza”.

Quali sono i tuoi progetti per la prossima stagione?
“Correre in GP2”.

Con quale scuderia?
“La Coloni, con cui ho già disputato qualche gara la passata stagione. Conosco bene tutti nel team. L’accordo definitivo però ancora non c’è”.

Ti piace la Formula 1 attuale?
“Sì, mi piace. Prima l’unica pecca era la mancanza di sorpassi. Ora ci sono anche quelli”.

Senti il peso di essere una giovane promessa in un periodo in cui i talenti italiani emergono con il contagocce?
“Mi fa piacere che la gente pensi questo di me, ma io non gli do peso. Sono concentrato a far bene il mio lavoro”.

Qual è il tuo pilota preferito?
“Kubica, lo conosco bene, vive nello stesso posto dove vivo io, a Viareggio. Mi ispiro a lui”.

Come sta il pilota polacco, dopo l’incidente dello scorso 6 febbraio?
“Sta migliorando. La riabilitazione procede bene e il morale è alto”.

Tornerà in Formula 1?
“Penso di sì, ma non so quando”.

Cosa pensi della Formula 1?
“È un mondo a sé stante difficile da comparare. Ad esempio in Auto GP eravamo in tutto quindici nel team, in GP2 venti, per i test di Abu Dhabi con la Toro Rosso eravamo una trentina. Tutta un’altra storia”.

Vincenzo Bonanno

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Alonso si beve le Red Bull e mette le ali

Fernando Alonso

Quel giro di pista al volante della 375 F1 gli ha portato bene. Con questa stessa vettura infatti José Froilan Gonzalez, il 14 luglio 1951, ottenne il primo successo della Ferrari in Formula 1. Sessant’anni dopo, sullo stesso circuito, Fernando Alonso ha centrato una vittoria che mancava dal GP di Corea del 24 ottobre 2010. Una vittoria ottenuta proprio sull’ostico tracciato inglese, sulla carta non certo favorevole alla rossa di Maranello. Tra le veloci curve in appoggio di Silverstone l’asturiano ha domato i tori della Red Bull, a due passi dal loro quartier generale di Milton Keynes. Uno smacco difficile da digerire per Horner e compagni.

Per una volta anche la sorte ha sorriso al cavallino rampante. Il problema alla posteriore sinistra durante il cambio gomme di Vettel ha infatti permesso al ferrarista di guadagnare la testa della classifica, raggiunta a colpi di giri record. “Ovviamente è una spinta enorme per noi. Eravamo fiduciosi di essere veloci qui a Silverstone”, afferma lo spagnolo a fine gara. Una sicurezza maturata dopo aver preso coscienza della validità delle soluzioni tecniche portate in Inghilterra, che hanno permesso alla scuderia di Maranello di azzerare il gap con la scuderia austriaca. “Sapevamo che il tracciato inglese, come Barcellona, sarebbe stato difficile per noi, per cui vincere qui è una buona motivazione per tutti e ci dà fiducia per le prossime gare. Ogni corsa ora sarà come una finale. Dobbiamo essere aggressivi, dobbiamo provare a vincere sempre”. Il titolo mondiale però resta una chimera, considerando i 92 punti di distacco dal leader Sebastian Vettel. “Cercheremo di goderci questo momento, la vittoria dopo un duro lavoro. Avremo lo stesso approccio che abbiamo avuto in Malesia e poi in Canada e anche qui. È stato un fine settimana alla ricerca della vittoria. Non ci sono pensieri sul campionato in questo momento, perché il divario è enorme da Seb. Abbiamo bisogno di goderci ogni fine settimana, e non c’è tempo per pensare a niente”, ha concluso Alonso, al settimo cielo per il primo sigillo di questo 2011.

Quella di Silverstone è stata una gara entusiasmante nel giorno in cui, per la prima volta nella stagione, non sono stati usati gli “scarichi soffiati”, inventati dalla Red Bull, copiati da tutti, giudicati illegali e banditi dalla FIA, riammessi oggi poco prima del via, ma solo a partire dalla prossima corsa, dopo una riunione straordinaria dei team. Per la gioia dei tori, preoccupati del calo di prestazioni della RB7. “Accetto il verdetto della pista di oggi. La Ferrari ci ha battuto. Non solo in questa gara, sono stati vicini anche nelle ultime due gare. Hanno un buon ritmo di gara e hanno migliorato la loro macchina. Ciò dimostra che dobbiamo continuare a lavorare e continuare a spingere molto duro”, ammette Vettel, secondo al traguardo, costretto ad alzare bandiera bianca, si fa per dire. Sul problema accusato durante il secondo pit-stop, “penso che sia difficile dire quanto ci è costato in termini di tempo, ma abbiamo perso il comando e avevo un po’ di vantaggio in quella fase, quindi non ha aiutato”, ha detto il tedeschino di Heppenheim.

In casa Red Bull però il clima è tutt’altro che sereno. L’ordine impartito a Mark Webber di mantenere le posizioni, quando mancavano pochi giri alla bandiera scacchi, non è andato proprio giù all’australiano. “Volevo correre sino alla fine. A quattro o cinque giri dalla fine, hanno iniziato a dirmi di tenere la posizione. Volevo punti, ma ne volevo di più. Se Fernando si fosse ritirato all’ultimo giro, avremmo lottato per la vittoria”, ha tuonato Webber. “Ho ignorato il team, perché volevo cercare di guadagnarmi il piazzamento. Seb stava dando il massimo, io stavo dando il massimo. Non volevo fare incidenti con nessuno. Ho cercato di fare del mio meglio, malgrado tutta la conversazione che avevo da un lato, stavo cercando di passare il ragazzo davanti”. Stavolta “i paladini della sportività” (come si definiscono i tori) hanno fatto cilecca.

Vincenzo Bonanno

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Un colpo di “penna” per livellare le prestazioni

Il campione del mondo in carica Sebastian Vettel al volante della sua RB7

Tutti si aspettavano una flessione dei valori in campo dopo il primo colpo di frusta della FIA a stagione in corso, con il divieto di cambiare le mappature del motore tra qualifiche e gara. Tutti si attendevano un ridimensionamento dello strapotere Red Bull. E invece anche stavolta Vettel è andato come il vento, proprio a Valencia (dove i nodi non sono certo bassi) in quella che quattro anni fa è stata la sede dell’America’s Cup. La FIA cambia le carte in tavola, ancora una volta, ma a stagione in corso, tentando di livellare le prestazioni. Per adesso però i risultati non sono certo quelli sperati. E a Silverstone altro “giro di vite”. A partire dalla gara inglese infatti saranno banditi gli “scarichi soffiati”, inventati proprio dalla Red Bull, che garantiscono un maggiore carico aerodinamico e quindi una migliore guidabilità della vettura. Un altro divieto per arrestare la corsa dei “tori” e magari riaprire il campionato.

Nessuna motivazione politica però. Il delegato tecnico della FIA Charlie Whiting ci tiene a precisarlo subito, sgomberando l’orizzonte dalle polemiche che stanno già montando nel paddock. “La Federazione Internazionale dell’Automobile non cambia le regole in corsa, ma piuttosto si impegna affinché tutte le scuderie le rispettino. C’era un’illegalità, il cambiamento delle mappature del motore tra le qualifiche e la gara, che non può essere accettata: le macchine devono essere legali. È dunque una decisione tecnica, tutt’altro che politica”, spiega Whiting.

Un cambiamento di rotta in due tempi, quindi. Da Valencia è proibito modificare la mappatura, da Silverstone viene abolito il soffiaggio degli scarichi anche in fase di rilascio dell’acceleratore. Whiting ha però spiegato che qualora cambi drasticamente il clima tra la qualifica e la gara, passando ad esempio dal sole alla pioggia, oppure con un calo o un aumento di 10 gradi di temperatura, allora le mappature possono essere cambiate. In caso contrario la scelta fatta dal team vale per tutta la corsa. Una situazione, questa, che sembrava penalizzare maggiormente la Red Bull. La scuderia austriaca, grazie a una mappatura estrema in qualifica, è stata di fatto molto più veloce di tutti gli altri, centrando sette pole su sette, per poi calare il vantaggio in gara con mappature più morbide. Anche sul liscio asfalto spagnolo, però, il tedeschino di Heppenheim ha impresso il suo sigillo sulla prima piazzola della griglia di partenza, inanellando il settimo start dal palo.

Al GP d’Europa, sul circuito semi-cittadino di Valencia, la musica non è cambiata. Non si sa con precisione quanto possa influire la decisione, ma potrebbe comportare un calo di mezzo secondo. Gli “scarichi soffiati”, che di fatto migliorano l’aerodinamica della monoposto, sono, d’ora in poi, illegali. Lo si era scoperto a Barcellona, ma la FIA ha voluto bandirli solo a partire da Silverstone.

Abbiamo dovuto aspettare dalla quinta all’ottava gara perché abbiamo dovuto controllare i dati. Ma ripeto, non cambiamo le regole in corsa, facciamo in modo che vengano rispettate. Non vogliamo favorire nessuno. Vogliamo evitare che i motori influenzino in maniera importante l’aerodinamica delle vetture. Gli scarichi caldi sono illegali come lo fu il mass damper. L’F-duct e il doppio diffusore invece erano del tutto leciti”, precisa Charlie Whiting, frutto di un’interpretazione intelligente, al limite del regolamento. Un regolamento, forse, con troppe lacune da colmare.

Vincenzo Bonanno

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Solita Red Bull, risurrezione Ferrari

Sebastian Vettel e Fernando Alonso

Da tanto, troppo tempo l’aspettavano. Tifosi e squadra quasi lo esigevano. E alla fine è arrivato: in Turchia Fernando Alonso ha tagliato il traguardo in terza posizione. Un podio che a Maranello mancava dal 7 novembre scorso, GP del Brasile. Una sorpresa per tutti, anche per l’invincibile Red Bull. Vettel ha subito fatto la lepre dopo il via ma Webber ha avuto modo di toccare con mano il passo in avanti del cavallino rampante.

L’australiano ha dovuto sudarsi il secondo posto finale: prima ha subito il sorpasso di Alonso dopo il secondo pit stop, dopo gli ha restituito il favore nelle ultime fasi di gara, complice il decadimento delle gomme sulla rossa, meno “fresche” rispetto a quelle del pilota Red Bull. La scuderia di Milton Keynes sigilla quindi il suo dominio tecnico con una doppietta, la prima della stagione.

Abbiamo avuto una gara molto regolare, sono partito molto bene ed ho fatto la differenza nel primo stint di gara”. Il campione del mondo della Red Bull, Sebastian Vettel, non ha dovuto soffrire granché per vincere il GP della Turchia. I primi giri sono infatti stati decisivi per il tedeschino di Heppenheim. “Nella prima fase ho accumulato vantaggio. Ho potuto aspettare le scelte degli altri e reagire. Ho sempre avuto almeno cinque secondi di margine nei confronti degli inseguitori. Questo ha reso la mia vita più facile dal punto di vista delle strategie, sono felice dopo quanto successo venerdì e mi scuso di nuovo con i meccanici che hanno dovuto lavorare di più”.

L’alfiere della Red Bull ha infatti distrutto la sua monoposto dopo il crash alla famigerata curva 8, all’inizio della prima sessione di prove libere. Un botto che però non ha influito minimamente sulla prestazione. Anzi. La prova di forza nelle qualifiche lo aveva anticipato: record del circuito polverizzato e doccia anticipata. “Con il risultato di oggi siamo stati ricompensati. Alla fine,” aggiunge Vettel, “sarei potuto rimanere fuori con le dure fino alla fine e mi sarei potuto fermare solo tre volte ma abbiamo pensato che fosse comunque meglio rientrare per la quarta volta”.

Il campione del mondo in carica Vettel al volante della sua RB7

Prima di lasciare l’Istanbul Park, poi, un messaggio alla concorrenza. “Abbiamo fatto un passo avanti rispetto al GP di Cina e siamo certi di continuare anche nelle prossime gare”. E meno male che il tedeschino non ha potuto utilizzare tutte le novità portate dal team. Alcuni componenti unici sono infatti andati distrutti nell’incidente delle libere.

Abbastanza soddisfatto anche l’altro pilota Red Bull, Mark Webber. “Ho raccolto il massimo oggi. La partenza non è stata facile, sono rimasto un po’ indietro e ho cercato di recuperare. Ho lottato con Fernando, è stata una bella lotta. Gli pneumatici hanno avuto un ruolo importante, avevo un treno di gomme più fresco”.

L’australiano però sembra quasi alzare bandiera bianca, difronte allo strapotere del compagno di box. “Vettel è al massimo della sua forma. Ha avuto un buon avvio di stagione ed è vicino al suo massimo. Non è l’ideale per il resto di noi, ma sta a noi mettere fine al suo dominio prima o poi. Tutti hanno punti deboli. Seb ha fatto un ottimo avvio, e il team ha fatto un ottimo lavoro, questo è quanto”. L’impressione è che la seconda guida Red Bull sia un po’ meno ribelle rispetto alla passata stagione. E più incline ad assecondare la filosofia della squadra, tutta ai piedi del campione del mondo.

Il ferrarista Fernando Alonso

Fernando Alonso avrebbe potuto addirittura essere secondo, ma si accontenta del terzo posto. Di questi tempi è come una vittoria dalle parti di Maranello. “Sono felice del risultato, abbiamo avuto un buon weekend. La macchina è andata un po’ meglio rispetto alle prime gare dell’anno e abbiamo potuto combattere per il podio”. Il terzo posto della Ferrari dà alla rossa la consapevolezza di aver imboccato la strada giusta, come spiega l’asturiano.

Abbiamo perso un po’ di tempo all’inizio dietro alla Mercedes di Rosberg e non c’era più la possibilità di combattere con Vettel. Nell’ultima parte della corsa sono stato svantaggiato forse per la l’età delle gomme, ma con loro non è facile lottare. È stata dura, ma ci proveremo ancora”.

Le gomme, appunto. Il vero protagonista di queste corse sempre più avvincenti e incerte. In Turchia sono stati 79 i pit-stop in gara. Un record assoluto. Il vecchio primato resisteva dal GP d’Europa del2007. Inquell’occasione furono 75 le soste ai box, causate però da condizioni meteo piuttosto variabili. Lo spettacolo quindi è ormai una garanzia, il progresso del cavallino rampante una certezza. La prova del nove sarà Barcellona, GP di Spagna, nella tana di Fernando Alonso. Un appuntamento, anche questo, da tempo atteso da squadra e tifosi.

Vincenzo Bonanno

fonte: http://www.422race.com/2011/solita-red-bull-risurrezione-ferrari/