Svolta verde al Salone dell’auto di Pechino

La nuova Ferrari 599 GTO

Dalle supercars alle elettriche: ci sono proprio tutte al salone internazionale dell’auto di Pechino. Oltre 200mila metri quadrati, 990 macchine, 89 anteprime mondiali, 2.100 espositori: sono questi i numeri di Auto China 2010. Cifre che vanno a braccetto con quelle del mercato della Repubblica Popolare, il primo al mondo: 13,6 milioni di auto vendute nel 2009 e si supererà quota 15 milioni nel 2010. Solo in marzo sono state vendute 1,26 milioni di auto: più della metà di quante se ne venderanno in Italia in tutto il 2010.

L’esposizione della capitale cinese, aperta al pubblico fino al 2 maggio, ha il suo leitmotiv nella mobilità sostenibile. Ci sono le supercar, Ferrari e Lamborghini in testa. Brillano la 599 GTO, la «rossa» stradale più veloce di sempre, con i suoi 670 cavalli, e la Murciélago LP 670-4 Superveloce China Limited Edition, un’auto prodotta in 10 esemplari personalizzati e destinata al solo mercato cinese. Ci sono le dream car, con in primis l’Audi R8, e i due affascinati concept coupé di Bmw e Mercedes. Ma quello che colpisce è la presenza di moltissime proposte a impatto zero. Quasi tutte le case cinesi hanno presentato un modello totalmente elettrico o ibrido. Il tema dell’ambiente però, è tanto diffuso in questa edizione, quanto sospetto.

Il Suv GS2 della Gonow

A ben leggere le caratteristiche tecniche della maggior parte dei modelli della produzione orientale, la quasi totalità arriva massimo alla normativa Euro 2, il che le rende praticamente inutilizzabili al di fuori del «Paese della Grande Muraglia». Si contano sulla punta delle dita le case che riescono a garantire motori Euro 4, mentre per le Euro 5 bisogna cercare attentamente, ma il rischio è di rimanere delusi.

In Italia arriveranno, la Great Wall, con una vettura dalle caratteristiche estetiche molto vicine a quelle della nostra Fiat Panda e con motori, al momento, Euro 4 a benzina, anche in versione 4×4, il Suv GS2 della Gonow con doppia alimentazione benzina/gpl e il nuovo pick up Fan, anche questo bi fuel (entrambi in arrivo sul nostro mercato nel 2011).

Vincenzo Bonanno

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Rally 1000 Miglia, trionfa Andreucci su Peugeot 207

Il toscano Paolo Andreucci e la navigatrice friulana Anna Andreussi, campioni italiani in carica, su Peugeot 207 S2000

Poker di vittorie per i campioni italiani in carica al Rally 1000 Miglia. Il toscano Paolo Andreucci e la navigatrice friulana Anna Andreussi, su Peugeot 207 Super 2000, hanno vinto, infatti, la 34° edizione della «Freccia Rossa», prova di apertura del Campionato Europeo e Italiano Rally. In seconda posizione, a 44”, i friulani Luca Rossetti e Matteo Chiarcossi, su Abarth Grande Punto. A chiudere il podio il trentino Renato Travaglia, in coppia con il toscano Lorenzo Granai, al volante di una Peugeot 207, staccati di oltre un minuto e mezzo, ma capaci di mettersi dietro in ben quattro prove speciali tutti gli avversari. Solo quinto Giandomenico Basso, su Abarth Grande Punto, a circa quattro minuti dal leader, a causa di una doppia foratura che lo ha costretto ad alzare bandiera bianca. Con una dose di fortuna in più il pilota veneto sarebbe stato sicuramente in lizza per la vittoria finale, alla pari dei primi tre.

Delusione per Jan Kopecki, su Skoda Fabia, Il ceco, considerato uno dei migliori driver europei, si è dovuto accontentare del decimo posto, rallentato da una serie di problemi tecnici. Da mettere a punto anche la nuova Ford Fiesta S2000, l’ultima arrivata nel circus.

Una gara decisa, quella del campione italiano in carica, disputata sempre al massimo della forma e senza errori, ben assecondato da una vettura che non gli ha dato il minimo problema.

Special guest della competizione, il pilota di Formula 1 Robert Kubica, in gara con una Renault Clio S1600. Prestazione di spessore per il polacco. Ai problemi al cambio nella prima giornata, ha contrapposto una grintosa prova nell’ultimo giorno, dove si è spesso messo in luce tra le due ruote motrici, in un percorso ostico e contro una concorrenza certamente più avvezza di lui alle corse su strada.

Il duo Andreucci-Andreussi ha vinto un’edizione storica per il rally 1000 Miglia: oltre 100 gli iscritti, con il record mondiale di vetture super 2000, ben 25. In tanti sono accorsi sui sali scendi bresciani per ammirare le performance dei loro idoli. Nel cuore, il sogno di imitarli.

Vincenzo Bonanno

Al via il campionato europeo e italiano rally, si corre la 1000 miglia

Giandomenico Basso con la sua Fiat Grande Punto Abarth

Sarà una 1000 Miglia da record quella che aprirà, tra poche ore, il Campionato Europeo e Italiano Rally 2010. Oltre 100, infatti, gli iscritti alla classica lombarda. Special guest il pilota di Formula 1 Robert Kubica, al volante di una Renault Clio. Tre giorni di gara e quattordici prove speciali, 850 chilometri di percorso, 258 dei quali cronometrati: ecco, in sintesi, la 34° edizione della «Freccia Rossa», che per la prima volta nella sua storia inaugurerà la competizione tricolore.

I favoriti d’obbligo sono Paolo Andreucci, campione italiano in carica così come la sua Peugeot, Giandomenico Basso, campione europeo, e Luca Rossetti, punte della squadra Abarth. Un duello che non coinvolgerà solo gli ufficiali, ma vivrà anche delle performance dei team privati, come Renato Travaglia, Piero Longhi, Tobia Cavallini, Elwis Chentre ed Alessandro Perico, sulle Peugeot, Franco Cunico e Luca Cantamessa con le Abarth Grande Punto. Da non dimenticare la squadra Skoda con il ceco Jan Kopecky e Marco Signor.

Partenza e arrivo nel centro di Brescia, a Piazza Vittoria, nel cuore della «Leonessa d’Italia».

Si attendono con interesse le Ford Fiesta S2000, l’ultima arrivata tra le vetture di nuova generazione: al volante, il vicentino Eddie Sciessere e il polacco Maciek Oleksowicz.

Da tenere d’occhio anche le prestazioni di alcuni locali che, nella gara bresciana, andranno alla ricerca dei riflettori: su tutti Cristiano Manzini e Luca Tosini, entrambi ai nastri di partenza con la Peugeot 207 S2000.

Il campione italiano Paolo Andreucci al volante della Peugeot 207 S2000

Nutrita, poi, la pattuglia delle vetture Super 1600: il punto di riferimento della categoria sarà certamente il pilota di Formula 1 Robert Kubica, su Renault Clio, seguito da un’agguerrita pattuglia guidata dai bresciani Stefano Benoni e Massimo Corsini (entrambi al volante di identiche vetture).

Appello degli organizzatori al pubblico della 1000 Miglia: «Alle decine di migliaia di persone che accorreranno sulle strade per assistere al passaggio del rally chiediamo che la loro passione sia contenuta nei limiti del buonsenso che le regole della sicurezza impongono. La sicurezza della competizione è la condizione indispensabile e imprescindibile per ottenere, il prossimo anno, un’altra fantastica edizione del Rally Internazionale 1000 Miglia. Ricordiamo a tutti che il mancato rispetto delle zone di sicurezza, che saranno ben evidenziate, provocheranno inevitabilmente la sospensione del Rally».

Vincenzo Bonanno

Formula 1, sedili bollenti

I due piloti McLaren Jenson Button e Lewis Hamilton

Il sorpasso di Alonso su Massa all’ingresso dei box, da una parte; la fuga in classifica di Button, con Hamilton che insegue, dall’altra. Storie di due team in cui, dopo il GP di Cina, la gestione interna può diventare difficile e delicata.
Alla McLaren sembra essere tornati al passato, ai tempi di Prost e Senna. Lewis regala spettacolo a ogni gara, ma insegue; Jenson, lento e timoroso, sta prendendo il largo in campionato. Il campione in carica usa più la tattica che il piede: a Melbourne è stato il primo a montare le gomme da asciutto, approfittando poi del guasto di Vettel; in Cina è stato fra i pochi, con Rosberg, Kubica, Petrov, a rimanere in pista con le slick sul fondo umido, creando le premesse per la sua seconda vittoria stagionale. Condotta regolare e dolcezza di guida che, finora, gli hanno dato ragione.
Lewis, pur avendo talento da vendere, si trova a rincorrere. Non ha ancora vinto una gara, è stato battuto dal compagno 3 volte su 4 in qualifica, ma in ogni gran premio regala spettacolo e sorpassi da urlo. Ricorda Senna per velocità, senso del limite e determinazione nelle manovre. Alcune, per la verità, un po’ azzardate: in Malesia è avanzato a zig-zag per resistere all’attacco di Petrov, in Cina ha duellato con Vettel, ai box, prima sorpassandolo in entrata, poi resistendogli in uscita, quasi a ruote appaiate. E nella ripartenza, dopo la seconda safety car, ha dato una spallata a Webber, costringendolo a un fuori pista. Il tutto solo con un’ammonizione, niente sanzioni. Un po’ poco. Grinta e talento che, però, non hanno ancora pagato. Forse nemmeno lui si aspettava di avere in casa un avversario così ostico.

I ferraristi Felipe Massa e Fernando Alonso

In Ferrari la situazione è simile: Massa ha una condotta più lineare, Alonso è più arrembante, costretto anche dalla necessità di rimediare agli errori in partenza, a Melbourne e Shanghai, o in qualifica, in Malesia. In Bahrain lo spagnolo, alla prima curva, ha fatto capire a Felipe, con una staccata pulita ma decisa, chi è il caposquadra; concetto ribadito in Cina, spingendo Massa quasi nella sabbia al tornantino di ingresso ai box, con una manovra al limite. Un sorpasso che ha acceso malumori e polemiche. La verità è che il pilota della Asturie, che in gara ha un passo superiore a Massa, già in Australia si è accodato al brasiliano, ubbidendo alla logica di stato del team e perdendo forse punti pesanti. Ora si è preso i gradi di prima guida e intende utilizzarli a fondo per mettere le mani sul mondiale. Anche perché, dei due, sembra il più accreditato al successo.
Problemi, quelli della rivalità interna, che non riguardano Mercedes e Renault, unici team in cui c’è una pilota, Rosberg su Schumacher in un caso, Kubica su Petrov nell’altro, in vantaggio sul compagno addirittura per 8-0 nel doppio confronto diretto qualifiche-gara. Un ritorno amaro quello di Kaiser Schumi. Per il sette volte campione del mondo sembra proprio arrivato il tramonto. Davvero imbarazzante il confronto con le nuove generazioni del circus. In Cina, poi, è stata una sofferenza interminabile: il tedesco ha subito sorpassi a non finire. Il figlio di Keke ha il quintuplo dei punti di Schumi. Proprio lui, che non lasciava nemmeno le briciole ai compagni di squadra.
Vincenzo Bonanno

A1, una compatta di lusso

Dopo il tentativo poco fortunato della A2 nel 1999, l’Audi riprova a sbarcare tra le piccole con un progetto più tradizionale, che sfrutta le sinergie con la nuova Polo.

Design innovativo, linee avvolgenti. D’altronde il marchio della casa tedesca, di proprietà del gruppo Volkswagen, costituisce di fatto una garanzia.  

Si parte dalla personalità stilistica dell’architettura a tre porte, dall’evidente carattere sportivo, in linea con lo stile della marca, basato sulla classica mascherina single frame e sui gruppi ottici a led che firmano il colpo d’occhio anteriore.

La carrozzeria, lunga poco meno di 4 metri, richiama l’idea di una coupé, con la peculiarità degli archi del tetto. La fanaleria posteriore si sviluppa in orizzontale, contrariamente alle concorrenti.

Allo stesso modo, gli interni sono stati concepiti per riproporre il feeling e le caratteristiche dei modelli di classe superiore, sia nel design che negli equipaggiamenti.

E poi soluzioni nobili, come il sistema di infointrattenimento MM1 con comando a joystick e lo schermo del navigatore che emerge dalla plancia.

La trasposizione in piccolo dei contenuti Audi ha fatto meritare alla A1 anche la possibilità di presentarsi con una gamma di motori parzialmente nuova.

Il lancio avverrà con quattro versioni suddivise fra i classici diesel TDI e la più recente generazione del TFSI, turbo a benzina a iniezione diretta. Accanto al 1400 da 122 Cv esordisce il piccolo 1200 da 86 Cv, mentre per le versioni diesel ecco i 1600 da 90 e 105 Cv.

La A1 verrà commercializzata in estate. Di serie lo start&stop e il sistema di recupero dell’energia, che ricarica la batteria in frenata.

I prezzi dovrebbero aggirarsi attorno ai 20mila.

  Vincenzo Bonanno

Maserati GranCabrio: matrimonio tra stile e sportività

La GranTurismo firmata Pininfarina si toglie il «cappello» . Ed ecco la nuova Maserati GranCabrio. Rifinita con cura artigianale, monta un otto cilindri a V da 4,7 litri. 4.691 cc capaci di erogare una potenza di 440 Cv. Velocità massima: 283 km/h.

È possibile selezionare due settaggi di sospensioni, assetto, motore e cambio. La modalità Sport mette a nudo l’anima racing della vettura, quello Comfort, invece, è più docile, e consente una guida tranquilla e rilassata.

Per scoprire una coupé, però, non basta limitarsi a toglierle il tetto: i risultati, come hanno sperimentato molti costruttori, rischiano di essere deludenti sia sotto l’aspetto estetico che tecnico. Un azzardo che la casa del tridente ha scongiurato nonostante le difficoltà di un progetto ambizioso, focalizzato su tre obiettivi: mantenere l’eccellenza dinamica della GranTurismo; non farne rimpiangere le linee anche a capote chiusa, che è spesso il tallone d’Achille della cabrio; offrire la migliore abitabilità nella categoria delle vetture scoperte oltre i 90mila euro.

La Maserati Gran Cabrio è una scommessa vinta nel modo più convincente. La capote si apre in meno di 20 secondi. Inoltre si raccorda perfettamente alla coda, senza dare quella brutta impressione di discontinuità.   

La scelta è caduta su una sofisticata copertura in tela a tre strati, priva di ondulazioni e in grado, quando è chiusa, di isolare quasi del tutto l’abitacolo, assicurando un elevato comfort acustico. È stata sviluppata assieme alla vettura proprio per garantirne la massima integrazione con le varie componenti «sensibili», come il sofisticato impianto acustico Bose, realizzato su misura e dotato di ben 16 altoparlanti, il climatizzatore e l’antifurto, che adeguano il rispettivo funzionamento a seconda che la vettura abbia la capote aperta o chiusa.   

La Gran Cabrio ha quattro posti «veri».

Prezzo chiavi in mano: 135mila euro. Un lusso italiano per il top del piacere alla guida.

Vincenzo Bonanno