Torna un mito a quattro ruote

Ecco la nuova Giulietta

Non è un’Alfa qualsiasi. Sulle spalle della nuova Giulietta c’è il peso della storia.

Tra gli anni 50 e 60 c’era un’auto che faceva sognare migliaia di italiani. Non era una supercar e neanche una granturismo. Era la Giulietta Alfa Romeo. Una berlina di appena 1300 cc, che però rombava e andava come una sportiva, soprattutto nella versione Ti (Turismo internazionale) che si distingueva nettamente dalle altre «medie» dell’epoca. Ad accrescere il fascino della Giulietta contribuì la popolarità della versione Sprint, disegnata da Bertone, per non dire della Spider firmata da Pininfarina e della SZ di Zagato.

Il sogno divenne realtà per molti: con un listino di un milione e 750mila lire si rendeva, infatti, per la prima volta, accessibile il marchio Alfa.

L'Alfa Romeo Giulietta degli anni '50 e '60

Un patrimonio rispolverato in occasione del centenario del Biscione (1910-2010).

Piano inedito, ambizioni da prima della classe, l’erede della 147 sarà in vendita dalla fine di aprile.

Si svelerà per la prima vola al Salone di Ginevra, dal 4 al 14 marzo.

Si tratta di una macchina sulla quale il marchio milanese punta per il grande rilancio basato soprattutto sulla qualità della tecnologia. E sulla nuova architettura «compact», il pianale su cui nasceranno le prossime Fiat, Lancia e Chrysler. È modulabile sia nel passo sia nella carreggiata, per potersi adattare a più modelli.

La nuova Giulietta è stata disegnata dal Centro Stile Alfa Romeo, ispiratosi agli stilemi della 8C Competizione, come già fatto per la Mito. Per gli interni, invece, certi dettagli, come lo sviluppo orizzontale della plancia, sembrano citazioni della prima Giulietta. L’aspetto sportivo e muscoloso (grandi prese d’aria, fari a led, finestratura sottile) ricorda un coupé. Le misure in lunghezza e larghezza sono leggermente maggiori rispetto alla 147 (da 4,22 a 4,35 metri, e da 1,73 a 1,80), l’altezza invece passa da 1,46 a 1,44. Il passo misura 2,63 metri, il vano bagagli 350 litri.
Quanto al nome, è stato cambiato all’ultimo momento, poiché «Milano», quello in origine stabilito, è sembrato inopportuno nel momento in cui la Fiat ha deciso di trasferire a Torino quel che resta ad Arese.

Una ferita non soltanto sociale, ma anche emotiva, se le radici di un marchio contano ancora qualcosa. No, non si poteva proprio usare «Milano», sarebbe suonata come una beffa. Per fortuna la storia dell’Alfa è così ricca che bastava pescare a occhi bendati per trovare una carta di sicuro effetto. Ed ecco la magica Giulietta. Ma tra poco nomi e blasoni non basteranno più: serviranno soldi e strategie chiare.

Vincenzo Bonanno

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